Senza categoria

I ‘mostri di Rimini’ e l’ “Opzione Pilato”

give-us-barabbas.jpg

La vicenda dei quattro ‘migrati’ che avrebbero stuprato a Rimini una ragazza polacca e, di seguito, un transessuale tiene ancora banco su ogni tipo di medium.

Da essa, come spesso succede, sono partite tesi e controtesi, manco a dirlo, sull’immigrazione di massa alla quale -da qualche anno- stiamo assistendo.

Stavolta, però, è partito un corollario da cui vogliamo prendere spunto per approfondire il tema caro a questo blog: il limite ed il suo senso.

Mi riferisco alle polemiche feroci divampate a seguito della diffusione dei particolari dello stupro, così come riportati nei verbali delle deposizioni delle persone coinvolte.

Con grande scandalo ed indignazione di molti, ai quali non è andata giù questa mancanza di ‘continenza’ in certa stampa.

E’ del tutto evidente che ogni episodio che abbia, come sostrato, l’immigrazione e le sue ricadute sociali, economiche o civili, verrà utilizzato da una parte o dall’altra per suscitare emozioni, se possibile forti.

E’ questo il gioco ed i media, che ci guadagnano attraverso audience, copie o clicks, non si tireranno mai indietro nel praticarlo.

Ben più interessante è l’atteggiamento di noi, utenti mediatizzati e mediatizzanti, piccoli networks delle nostre idee e convinzioni (‘nostre’ o spacciate per tali) che siamo diventati, a nostra volta, ‘protagonisti’ del gioco dell’informazione. ‘Protagonisti’ per modo di dire, visto che -se azzardiamo troppo- i social media ci bloccano o, comunque vada, ci tengono sotto costante monitoraggio, in un fluido sondaggio di opinione senza apparente fine.

Un tema che merita di essere ripreso.

Ora però ci interessa proprio questa polemica sul ‘limite’ della diffusione dei particolari sugli stupri di Rimini.

Non ci interessa, lo diciamo subito, richiamare altri precedenti di propalazione di verbali giudiziari, a cominciare da quelli, anche ‘pruriginosi’, che riguardarono alcuni leaders della politica. Eppure anche in quel caso molti invocarono un ‘limite’ alla pubblicazione, anche se in forza di altri ‘principi’ o ‘valori’.

Voglio solo dire qui che uno dei gravi problemi che questa ‘costumanza’ implica è quello che potremmo definire un progressivo ‘spostamento dell’autorità’ o, se vogliamo, della ‘titolarità del giudizio’.

Chi -specie fra i giudici e, in particolare, fra quelli inquirenti- ha favorito questo stato di cose ha provocato questo spostamento dei processi dalle aule della giustizia a quelle mediatiche.

Ed è abbastanza inquietante che, da cattolici, ci venga in mente come una sorta di -magari voluta, o forse no- ‘Opzione Pilato’: la scelta magari inconsapevole dell’Autorità costituita di deferire alla massa, al dèmos, il giudizio e -prima ancora- il processo.

Inquietante poichè richiama una deriva finale dalla quale è difficilissimo tornare indietro.

Terribile a dirsi, ma profondamente vero: è questa insana tendenza -avallata da molta magistratura e non solo in Italia- a provocare -insieme ad altri fattori- il progressivo scollamento di quello stesso dèmos dalle medesime elites giudicanti.

Questo perchè esse -tenute alle regole processuali e sostanziali- possono giungere a conclusioni ben diverse e quindi non gradite a quelle della massa.

Rimini, in questo, può già fare ‘scuola’: si pensi ai tanti che -di fronte alla prospettiva che sia (come deve essere) la giustizia italiana a giudicare gli stupratori o presunti tali- già ‘tifano’ affinchè venga concessa subito l’estradizione dei quattro alla giustizia polacca che, in modo molto spiccio, si è ‘offerta’ di giudicarli.

Meglio gli ‘incazzati’ polacchi, insomma, dei miti, lenti (o magari ‘ideologizzati’) magistrati italiani: categoria a cui appartegnono gli stessi che hanno consentito alla diffusione dei verbali dove viene raccontato l’orrore dello stupro riminese…

Per non parlare della ‘sommarietà’, dell’approssimazione di un simile ‘giudizio’ popolare e delle tensioni -sempre in seno al dèmos– che esso sta creando fra i colpevolisti e i giustificazionisti, entrambi ad oltranza. Tensioni che certo non aiutano i magistrati a decidere e le autorità a mantenere un ordine che si va sempre più perdendo.

E così, anche un terribile fatto di un’estate italiana, finisce per confermarci quanto sia profondo e grave, ai limiti dell’irreversibilità, il dissolversi di ogni tipo di autorità costituita, sopratutto nel nostro Paese.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...