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Un po’ tutto è ‘alla rinfusa’, in quel di Tuam…

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Grande clamore, da giorni, sulla vicenda dell’orfanotrofio irlandese -“nelle cui fosse settiche e fognarie” (le virgolette sono indispensabili..)- sarebbero stati rinvenuti ‘800 corpicini’ di quelli che ‘apparirebbero come feti o cadaveri di bambini piccoli’.

Il Corrierone parla di “Bimbi perduti d’Irlanda”,  e Wikipedia  ha già sentenziato che: “Era inoltre presente un istituto di suore per ragazze madri ed orfani, divenuto tristemente noto il 3 marzo 2017 per il rinvenimento di una fossa comune con all’interno circa 800 corpi di bambini.”

Sulla vicenda si è, ovviamente, aperto il libero confronto su Facebook: il tutto in funzione denigratoria di quelle ‘ipocrite’ suore irlandesi (alla Magdalene, per intenderci) che avrebbero fato abortire di nascosto ovvero fatto morire di stenti questi poveri piccini, figli di ragazze madri a loro rivoltesi.

Cosa che, in effetti, già suona poco: a che pro andare proprio per suore al fine di ‘abortire’?

E, ovviamente, il ‘disinformato medio’ da social network è assolutamente convinto che la scoperta sia avvenuta la scorsa settimana, mentre la realtà è un’altra.

La prima indagine di Catherine Corless -la donna che ha dato vita al caso- risale al 2014 e sconta un limite evidente: non si è mai avvalsa di alcuno scavo.

Alla Corless dobbiamo una sola precisa informazione: che i corpicini sepolti sarebbero 800. Informazione che la storica ricavò dai certificati di morte…redatti dalle stesse suore che avrebbero dovuto tenere -secondo la vulgata anticlericale- ‘nascosto’ un tale abominevole ‘olocausto’.

Tutto il rimanente lavoro della signora è stato, invece, un po’ confuso, per i limiti oggettivi dei mezzi usati da una persona che agì più con passione che con strumenti che, senza sua colpa (è chiaro) non poteva possedere.

Basti dire che, pur accennando -senza però mai parlare di certezza assoluta che fossero fosse settiche- su camere all’interno delle quali sarebbero stati deposti i corpi, la Corless trascurò la presenza di un cimitero nei pressi del convento (cimitero su parte quale, peraltro, vennero costruiti alcuni immobili).

Già nel 2014, a seguito delle prime interviste di Catherien Corless, la vicenda venne ridimensionata.

Ne parlano più diffusamente UCCR   e, significativamente, il più ‘laico’ ‘Bufale un tanto al chilo’ a cui rimando per i dettagli.

Il vero fatto nuovo è che, finalmente, sono stati fatti alcuni scavi dalla commissione governativa che è stata incaricata del caso ed essi hanno portato ai risultati che vengono riportati qui dallo Irish Time.

Dall’articolo (che richiama il comunicato della commissione) ricaviamo alcuni dati certi:

  1. non c’è ancora alcuna indicazione di esattamente quanti corpi sono stati scoperti nel sito.
  2. in uno scavo di prova nel mese di novembre / dicembre 2016 e nel gennaio / febbraio 2017, sono state individuate ‘due grandi strutture’.
  3. la prima struttura sembra essere un grande sistema di contenimento delle acque reflue o fossa settica che era stato dismesso e pieno di macerie e detriti e poi coperto con terreno superiore;
  4. la seconda struttura ‘è una struttura lunga che è divisa in 20 camere‘;
  5. la commissione ha detto che ‘non aveva ancora deciso quale sia lo scopo di questa struttura era ma sembrava essere un serbatoio di acque reflue’;
  6. la Commissione ‘non aveva, inoltre, ancora determinato se è stato mai utilizzato per questo scopo’;
  7. in questa seconda struttura, quantità significative di resti umani sono stati scoperti in almeno 17 delle 20 camere sotterranee che sono state esaminate”;
  8.  “un piccolo numero di resti” sono stati “recuperati a scopo di analisi”. Da questi resti è possibile risalire ad un “numero di individui la cui età di decesso varia da circa 35 settimane fetali di due o tre anni”.

Insomma: la prima struttura potrebbe essere stata un serbatoio di acque reflue (ma non è certo che si mai stata utilizzata per lo scopo).

Solo nella seconda (quella di 20 camere), sono stati trovati resti umani. Di questi resti non è assolutamente certo il numero dei corpi, ma pare assodato un chiaro elemento: si tratta di corpi dalla 35 settimana di gravidanza (nono mese) a due o tre anni.

E proprio qui pare cascare miseramente il teorema delle ‘suore abortiste’ (ed anche, per questa ragione, un po’ ‘ipocrite’): un aborto che non voglia mettere a serio rischio la vita della madre si pratica il prima possibile, non nell’imminenza del parto.

E, in ogni caso, tutto (sopratutto le 35 settimane) lascia supporre che si trattasse di nascite premature o, al più, di aborti spontanei.

Ma questa vicenda ci dice molto sul modo di assemblare i ‘fatti’ della stampa, specie nostrana: la vicenda della ‘eroica’ ricercatrice del 2014 e la sua storia, il riferimento agli 800 ‘corpicini’ (la maggior parte dei quali, peraltro, ben potrebbe essere stata sepolta nel piccolo cimitero che c’è sempre stato vicino al convento di Tuam), è stata sapientmente ‘mescolata’ con i ritrovamenti del 2017 che, come abbiamo visto (parola della Commissione governativa), di certezze ne ha ben poche ed anzi, non è in grado di confermare neanche il dato che più ha indignato e ‘scovolto’ le ‘anime belle’ di Facebook.

Che, cioè, alcuni corpi fossero stati gettati fra i liquami fognari.

‘Alla rinfusa’, insomma, come come sono state affastellati e buttati in pasto al lettore, dai nostri media, i fatti di Tuam.

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