limes; dissoluzione; chiesa;

Ponti e argini

04gualtieri1951lavorosacchiarginepo

Il sottotitolo del blog, da questa ripresa, ‘Piccoli argini contro la dissoluzione’, è una piccola road map.

Che, certo, potrà prevedere alcune ‘puntate’ fuori dal percorso, ma che intendo seguire abbastanza fedelmente.

La ‘dissoluzione’

L’idea di fondo è la constatazione che è in atto una profonda dissoluzione di ciò che è umano, che si parli della morale, ma anche di ogni altro campo dell’esperienza.

Quando utilizzo la parola ‘dissoluzione’ alludo al suo duplice senso: di progressivo ‘sbracamento’, ‘abbandono’ di ogni regola (come detto, non necessariamente solo morale); ma anche nel senso di ‘dissolvimento’ delle forme -o, meglio, del ricorso alle forme- che ha contrassegnato per millenni e secoli la presenza, il pensiero e l’azione dell’uomo.

Per dare un’idea della prima (la ‘dissoluzione’), mi viene in mente il rapporto genitori-figli, nel quale -da qualche decennio- è in corso un progressivo ‘scioglimento’ dei ruoli con particolare riferimento a quello dell’autorità paterna, per andar dietro alla mistica dell’amicizia-complicità fra gli stessi soggetti della relazione.

Rappresenta, invece, benissimo il secondo (il ‘dissolvimento’) la parabola dell’arte moderna e contemporanea nella perdita progressiva della figura (o, appunto, del senso, sopratutto reale, delle forme), in funzione di una sempre maggiore indistinzione-deformità, in cui siano abolite le regole elementari del disegno, della scultura, dell’architettura, fino alla più potente delle provocazioni ‘dissolutorie’: far cadere la distinzione fra l’autore e l’opera d’arte.

I flutti e i ‘ponti’

Dunque, senza la pretesa di voler insegnare nulla, ma con quella di voler constatare e, scrivendo pubblicamente, denunciare, mi prefiggo di impostare e costruire, sacchetto dopo sacchetto, qualche piccolo ‘argine’.

Il dissolversi di qualcosa, in effetti, implica una tracimazione e un flusso.

E la contemporaneità postmoderna è l’epoca per eccellenza dei flussi, del ‘fluire’.

Sono impetuosamente fluenti le informazioni della civiltà telematica e mediatica, vero paradigma dei tempi che viviamo.

E’ un fluire, ormai sempre più disordinato, il fenomeno delle mode.

E la retorica del ‘progresso’ (e della vita stessa) come ‘fiume che scorre’ inesorabile, di vento rispetto al quale non c’è rimedio alcuno che non sia l’abbandonarsi, lasciandosi andare, sta permeando anche il messaggio ecclesiale.

L’esempio più potente (nella sua banalità) è l’appello all’abbattimento ‘dei muri’ che ci dividerebbero dai ‘lontani’, specie quelli delle ‘periferie esistenziali’.

Andare, andare, andare -insomma- abbattendo i confini, fossero anzitutto quelli delle proprie ‘rigidità’ personali o ‘cardiache’, mettendosi ‘in uscita’, meglio se ‘libera uscita’: questo lo slogan che ci viene sempre di più ripetuto.

E, a complemento, veniamo invitati a costruire ‘ponti’ con quelle stesse pietre diroccate dai muri che dovremmo abbattere.

Ma le ‘immagini’ -e quella del ‘ponte’ lo è- sono ‘pericolose’.

Ogni ‘ponte’, in effetti, è solidità e stabilità, e deve esserlo al massimo delle sue possibilità se vuole svolgere la sua funzione.

E ogni ‘ponte’ è percorso obbligato, direzione decisa e netta, asfissiante linea retta dalla quale è consentito solo un illusorio affaccio sui flutti o sul vuoto.

E, davvero, i ‘ponti’ con i quali ci assillano stanno diventando percorsi soffocanti e monotoni.

Ma, sopratutto, ogni ‘ponte’ presuppone un punto di partenza ed una mèta.

La Chiesa del 2016 non si sa bene da dove voglia partire nè dove voglia arrivare: con una grandissima attenuante, è ovvio. Nel frattempo, infatti, il mondo verso cui essa si protende non è più un’isola stabile, un continente di terraferma, ma un acquitrino in cui le acque impetuose prendono sempre più il posto delle rocce.

Non c’è davvero dove poter pensare di ‘attaccare’ le parti finali di questi ‘ponti’ da costruire.

Senza dire che una Chiesa che si intestardice sui ‘ponti’ da percorrere, sembra proprio che stia perdendo -paradossalmente- la libertà di viaggiare come… una barca, nel mare della storia.

Piccoli ‘argini’

Se le ‘sponde’ di partenza e di arrivo, quindi, non sono certe ma melmose, liquide ed insicure, il problema di fondo non sembra essere quello di costruire ‘ponti’.

Piuttosto, ammettendo -senza concedere- che non siano necessari in alcun caso i ‘muri’, paiono indispensabili almeno alcuni ‘argini’.

E, arginare, significa qui contenere le terre affinchè non si sciolgano come sabbia nel mare, dopo esser state sbattute dalle onde.

Ciò ci riporta alla ‘dissoluzione-dissolvimento’: il segreto è contenere, trattenere, gelosamente ‘conservare’.

Ciò che è solido e si sta dissolvendo, anzitutto, ma anche ciò che è liquido, affinchè disperdendosi, non lo si perda per sempre.

Ragion per cui molti dei post, a partire da questa ripresa, saranno sul senso del limite, un controcanto rispetto alla retorica che ci vorrebbe davvero liberi e compiuti come esseri umani solo affrancandoci totalmente dalle regole, dai doveri, dalle limitazioni, fossero persino quelle di natura.

Magari per consegnarci ad una schiavitù ancora più feroce e degradante: quella in cui è definitivamente persa la misura di ciò che è davvero umano.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...