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Una ripresa…

Un bel giorno, il mio blog è sparito.

La piattaforma su cui si trovava ha avuto grossi problemi proprio a cavallo del rinnovo annuale e i post si sono volatilizzati con il loro carico di idee, intuizioni ed emozioni.

Saranno da qualche parte, fra gli anfratti della rete; e mi piace pensare che stanno lì, come fra le pieghe di una memoria umana, riposti senza che alcuno possa più rievocarli.

Non so se sia un bene.

So solo che sta capitando troppo spesso di affidare a ‘supporti’ esterni quello che ci appartiene, nell’illusione che questi ‘spazi’ possano conservarlo per sempre al posto della nostra memoria.

E’ uno dei risultati della libertà di espressione che, come tutte le libertà, comporta dei rischi.

In fondo, ci esprimiamo per consegnare ad altri un nostro contributo, pretendendo che esso possa aiutare o semplicemente sorprendere il prossimo. Ciò che pensiamo va fuori di noi, laddove -un poco- dovremmo saperlo trattenere, tenerlo un po’ per noi.

In altre parole: mai epoca come questa potè dirsi affetta, fino al parossismo, di una sua spontaneità di comunicazione che, spesso, non… comunica quello che davvero pensiamo, perchè… non lo abbiamo ‘pensato’ abbastanza.

Nell’era dei social network (che si è sostituita come un predatore a quella della scrittura on line e dei blogs in particolare) non si riflette, non si trattengono le idee, le suggestioni, le reazioni in modo che davvero si possa dire che sono state nostre, che le abbiamo tenute dentro quel tanto che basta affinchè potessero realmente rappresentarci.

Spesso sorprendo me stesso e tanti altri a difendere concetti, nei commenti, in cui -dopo infinite interazioni- dopo giorni mi rendo conto di essermi espresso male, di avere scritto qualcosa che l’altro ben ha potuto interpretare in modo opposto o comunque divergente da quanto io davvero intendessi.

La comunicazione, insomma, può ‘fregare’, può ‘defraudare’ le idee e le convizioni.

Come, d’altra parte, la comunicazione riesce spesso nell’intento di ‘defraudare’ persino i fatti della loro effettiva portata e del loro significato più profondo.

Riprendere, quindi, lasciando andare un ‘lavoro perduto’, significherà cogliere un’occasione: quella di rimeditare cose già scritte, per riportarle ‘fuori’ in modo diverso.

Imparando così a proporre meglio ‘cose’ un po’ più nuove.

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Una risposta a "Una ripresa…"

  1. Labre è stato uno dei primissimi blog cui mi sono affezionato. Con WXRE, Piccolo Zaccheo, Il Covile e qualche altro. I tempi, e le vicissitudini delle piattaforme, hanno fatto sì che quasi tutti sparissero, salvo Il Covile, che offre ancora la sua preziosa tesimonianza. Subentrava FB, ma lì la riflessione è meno facile. Che dire di questa rinascita? Grazie!

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